L'innovazione secondo il Piano nazionale Impresa 4.0

Nel settembre dello scorso anno, il Governo ha presentato il Piano Nazionale Industria 4.0, ora Impresa 4.0, per supportare quella che il professor Marco Taisch del Politecnico di Milano ha definito “la rivoluzione delle rivoluzioni”: un cambiamento epocale che necessita di un massiccio investimento nel mondo delle tecnologie di ultima generazione.

In sintesi, gli obiettivi del Piano nazionale 2017-2020, tutti orientati ai concetti di innovazione e competitività, mirano a premiare le aziende che investono nel processo di digitalizzazione tramite sgravi fiscali e agevolazioni. I soggetti principali sono sia pubblici che privati, con focus su PMI e start-up innovative a cui saranno garantiti provvedimenti e “misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e la competitività” .

Come si può leggere nel sito del Governo, le linee guida che muovono il Piano sono tre: la logica di neutralità tecnologica, l’intervento con azioni orizzontali, l’azione su fattori abilitanti. Le direttrici strategiche sono invece quattro:

  1. investimenti innovativi, aumentando le spese in Ricerca, Sviluppo e Innovazione e stimolando l’investimento in campo tecnologico;
  2. infrastrutture abilitanti che possano concorrere all’interoperabilità IoT, alla protezione dei dati, alle adeguate infrastrutture di rete;
  3. competenze e ricerca per diffondere la cultura I4.0;
  4. awareness e governance pubblico-privata per veicolare la conoscenza e per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ha sottolineato l’importanza di orientare strumenti già esistenti per poter favorire questo salto tecnologico, ma soprattutto ha confermato l’importanza della formazione e della creazione di competenze in un momento di grande cambiamento: inutile avvalersi della tecnologia più all’avanguardia, se le risorse umane non hanno le capacità per usarle al meglio. Di fondamentale importanza saranno quindi i centri di ricerca, le università, i Competence Center 4.0 e i Digital Innovation Hub: l’investimento in vere e proprie eccellenze è infatti uno dei punti chiave del Piano.

Come ha affermato Gianfelice Rocca, Presidente di Assolombarda, questi importanti centri di ricerca devono essere “visibili e virali, devono contagiare aziende e imprenditori” perché solo così è possibile una diffusione capillare di una nuova concezione della realtà, industriale ma non solo. Molti parlano infatti di una vera e propria rivoluzione culturale, perché non si può e non si deve sottostimare l’importanza delle risorse umane nel gestire e guidare questa quarta rivoluzione al fine di far fruttare al meglio l’accelerazione del processo in corso. Senza contare che massimizzare le potenziali opportunità lavorative legate al mondo I4.0 e sviluppare nuove competenze digitali è utile per gestire il rischio di disoccupazione.

La digital transformation richiede nuove competenze che siano al passo con i tempi.

Di fatto, si tratta di obbiettivi quantitativi. Solo per fare qualche esempio, sono stati previsti 200.000 studenti universitari e 3.000 manager specializzati sui temi I4.0, il 100% delle aziende italiane dovrà essere coperta a 30Mbps entro il 2020 ed è prevista una spesa privata di 11,3 miliardi di euro da investire in R&S&I. O ancora, è prevista una proroga del superammortamento con aliquota al 140%, una detrazione fiscale fino al 30% per investimenti fino a un milione di euro in star-up e PMI innovative e altri fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico.

Senza entrare nel dettaglio di ogni singolo obiettivo, in generale il Governo ha stanziato 13 miliardi di euro di incentivi fiscali e sono previsti 24 miliardi di euro di impegno privato da investire dal 2017 al 2020.

Questi i buoni propositi presentati poco più di un anno fa. Ma com’è la situazione arrivati a questo punto? I risultati ad oggi disponibili sono quelli relativi al primo semestre del 2017:

  • c’è stato un incremento degli ordinativi nel mercato interno per beni strumentali con picchi del +11,6% per macchinari e altri apparecchi;
  • dati positivi sia sul numero di imprese che aumenteranno la spesa in R&S, sia sulla percentuale di crescita della spesa (+10%-15%);
  • per la Banda Ultra Larga sono stati stanziati interventi pubblici per 3,5 Mld € per infrastrutture;
  • l’importo dei crediti garantiti dal Fondo di Garanzia è aumentato del +10,7%;
  • per i Contratti di Sviluppo sono state concesse agevolazioni per circa 1,9 Mld € e creati o salvaguardati 53.000 posti di lavoro;

Al contrario, quello che ancora non è stato particolarmente positivo e in linea con le previsioni sono stati la crescita contenuta (solo del 2%) degli investimenti early stage e i ritardi nella costituzione dei Competence Center (l’apertura del bando è prevista entro la fine di quest’anno).

In generale c’è comunque grande entusiasmo: “gli strumenti stanno funzionando afferma” Calenda, e “l’Italia è sulla strada giusta” è il pensiero di Taisch. Siamo dunque pronti per la fase due che vedrà protagonisti soprattutto competenze e lavoro perché, come afferma la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, “stiamo costruendo concretamente, e non solo come visione, una società e un’economia reali”.