IoT e sicurezza: per le forze dell'ordine

Carlo Ratti, docente del MIT, il Massachusetts Institute of Technology, sostiene che il termine smart city sia fuorviante perché pone “troppa enfasi sulla tecnologia intelligente piuttosto che sul lato umano delle applicazioni” e preferisce in tal senso usare l’espressione “città sensibili”, città capaci di sentire. E così il focus passa dalle macchine ai cittadini che abitano queste città e all’impatto delle nuove tecnologie sulla qualità della vita. Ratti fa inoltre riferimento allo scienziato informatico Mark Weiser del Palo Alto Research Center e alla sua idea di “tecnologia calma”, l’era in cui la tecnologia passerà sullo sfondo delle nostre vite, perché interamente integrata all’interno di oggetti e attività quotidiane.

La strada è ancora lunga, nonostante i passi da gigante degli ultimi anni. Basti pensare a come Internet prima, e tutti i device intelligenti poi, stanno agendo nelle nostre vite entrando negli spazi fisici (oltre che in quelli virtuali). Se è vero che l’obiettivo finale è il miglioramento della qualità della nostra vita allora è la sostenibilità l’elemento chiave che definirà il modo in cui la tecnologia impatterà le nostre vite in futuro.

Questo presuppone l’entrata in gioco della sicurezza dei luoghi in cui viviamo, dalle nostre case, all’ambiente di lavoro e alle città stesse appunto. IBM Research ha stimato che vengono prodotti  2,5 quintilioni di byte di dati ogni giorno. Filtrarli, collegarli e condividerli in modo efficace e affidabile con chi si occupa della sicurezza pubblica renderà le smart city più sicure. In ambito IoT e sicurezza quindi, sono proprio i contenuti digitali e i sistemi intelligenti che permettono alle agenzie di pubblica sicurezza di affrontare le minacce in maniera puntuale ed efficiente.

La questione non è però solo quella di risolvere i crimini, ma anche quella di prevenire eventuali situazioni critiche. E questo è possibile superando in qualche modo i limiti fisici delle risorse per sfruttare tutti quei dati del mondo digitale da cui estrapolare valore da investire nel campo della sicurezza. In pratica, i dispositivi IoT dovranno permettere di prendere decisioni più rapide e precise per proteggere le comunità del presente e del futuro.

Il progetto Green Light

Green Light di Detroit è il primo progetto nato da una partnership pubblico-privata che coinvolge la polizia della comunità e le loro azioni per la lotta al crimine in tempo reale. L’obiettivo è quello di migliorare la sicurezza del quartiere scoraggiando il crimine, per promuovere infine la crescita delle imprese locali e aumentare la vivibilità della zona.

Considerando che il 25% dei crimini violenti in città avviene in un raggio di 150 metri dalle stazioni di servizio, il piano Green Light prevede l’accesso diretto al servizio di videosorveglianza IoT di queste stazioni per i centri di comando della polizia locale. Il risultato è un grosso aiuto nella dissuasione di furti e rapine e si è dimostrato molto valido: confrontando il periodo gennaio-luglio del 2015 e del 2017 si è registrato un tasso di diminuzione del 50% dei crimini.

È chiaro che la sola applicazione dei sistemi IoT non è sufficiente: i governi devono proporre leggi e iniziative che consentano di massimizzare i vantaggi in termini di sicurezza all’interno delle smart city. E si sa, per questo – soprattutto in Italia – ci vuole tanto, troppo tempo. Ma la quarta rivoluzione industriale è già in atto e la digital transformation in tutti i settori è ormai diventata indispensabile.