Al giorno d’oggi è impensabile che la tecnologia, pervasiva in ogni ambito, non entri a far parte anche del settore alimentare. L’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano ha calcolato che il giro d’affari delle soluzioni digitali per la filiera dell’agroalimentare in Italia è di 100 milioni di euro. Ed è ancora uno dei settori più indietro nel percorso della digital transformation, al contrario dell’industria e degli smart buildings ad esempio.

L’agricoltura diventa 4.0 grazie alla costruzione di un’infrastruttura innovativa costituita da diverse tecnologie abilitanti che, da una ricerca condotta da Agrifood, sono:

  • big data e advanced analytics;
  • piattaforme software;
  • device di ultima generazione;
  • Internet of Things;
  • mobility e geolocalizzazione;
  • veicoli e attrezzature connesse
  • sistemi ITC on cloud.

Il Made in Italy famoso in tutto il mondo è rappresentato in gran parte dal settore agroalimentare e la provenienza e la tracciabilità dei prodotti sono dei valori aggiunti molto ricercati, sicuramente apprezzati e per il quale il consumatore è disposto a pagare. Ed è per questo che è importante, e spesso previsto dalla Legge, poter ricostruire a ritroso il percorso lungo la filiera. Il vantaggio è duplice: serve al consumatore finale per poter essere certo della qualità e dell’origine del cibo che porta in tavola, ma serve anche all’azienda produttrice per tutelarsi contro possibili contraffazioni, truffe o importazioni falsificate.

Nello scenario dell’agricoltura 4.0 le soluzioni tecnologiche più diffuse riguardano l’utilizzo delle analytics e la rielaborazione dei cosiddetti agridata da cui trarre valore. Si pensi ad esempio alle informazioni sulle giacenze di magazzino, sul raccolto e sulla qualità del terreno, il grado di umidità, i record provenienti dalle stalle, dalle attrezzature smart, dai macchinari e i dati meteorologici. Sono molte la variabili da tenere in considerazione e grazie alla tecnologia è possibile studiare e integrare i dati raccolti per fare previsioni, mettere a punto modelli sperimentali, automatizzare certi processi.

Anche il cloud risulta quindi di fondamentale importanza: abilita la tracciabilità della filiera e rappresenta il giusto ambiente per la raccolta e l’analisi dei dati raccolti dal campo in real-time. Così si può effettivamente individuare tutta la serie di passaggi dalla terra alla tavola del consumatore, garantendo al tempo stesso sicurezza e affidabilità.

Alcuni esempi di device utilizzati nel settore dell’agricoltura 4.0 sono i droni agricoli dotati di GPS, telecamere e sensori multispettrali in grado di acquisire rilevazioni fotografiche del terreno. I trattori intelligenti si muovono senza operatore a bordo e sfruttano i servizi cloud per il trasferimento continuo dei dati agronomici. I cartellini digitali assicurano conformità e trasparenza sull’alimentazione del bestiame e i sensori da campo controllano parametri sulla temperatura del suolo, la qualità dell’aria, la percentuale di umidità. E poi ancora i wearable device indossati dal bestiame per acquisire continuamente e in tempo reale le informazioni biometriche degli animali.

Uno degli scopi ultimi di queste applicazioni è concretizzare il concetto di Precision Farming: l’agricoltura di precisione in cui l’uso di tutte le risorse – acqua, nutrienti, fitosanitari, concimi – sia ottimizzato in relazione allo stato dei campi. E, nell’ottica di un mondo sempre più smart, per migliorare la vita delle persone, perché possano contare su alti standard di qualità e minuziosi controlli.