Presente e futuro dell’Internet of Things

In questo periodo storico di lento ma continuo cambiamento, quello che viene definito Internet of Things è sicuramente uno degli aspetti più pervasivi nella nostra società. Dalla casa, le cosiddette smart home, all’azienda in cui lavoriamo, le smart factory, ad una vera e propria rivoluzione industriale, l’Industry 4.0. Per non parlare poi delle applicazioni in città, in agricoltura, in medicina, a scuola…

Non possiamo essere completamente sicuri di quel che il futuro ci riserverà, ma le previsioni indicano comunque la direzione intrapresa e le tendenze di cui sentiremo parlare sempre di più. La Gartner Research Group, una delle principali società di ricerca e consulenza al mondo, ha stilato i 10 trend tecnologici del momento in una ricerca intitolata appunto TOP 10 Strategic Technology Trend for 2018.

Fondamentalmente si possono riconoscere tre macro aree in cui rientrano tutti questi nuovi trend.

  • Intelligent, ad indicare la presenza sempre più massiccia di sistemi che utilizzano l’intelligenza artificiale che sta pian piano penetrando in tutte le piattaforme di business ma non solo. Rientrano in quest’area l’AI appunto, ma anche le app, le analytics e gli oggetti intelligenti.
  • Digital, perché c’è una più stretta relazione tra il mondo virtuale e quello reale, per creare ambienti immersivi di grande impatto, sempre più digitalizzati. Qui possiamo trovare i famosi digital twin, l’edge computing, le piattaforme conversazionali e l’immersive experience.
  • Mesh, che rappresenta un elemento di intreccio e definisce le connessioni sempre più dinamiche (e digitalizzate) tra persone, attività, dispositivi, eventi, servizi ecc. Mondo fisico e virtuale conferiscono grazie a tecnologie quali la blockchian, la sicurezza adattiva e l’event-drive.

Come accennato sopra, siamo in piena quarta rivoluzione industriale. Il Piano Calenda è stato pensato appunto per incentivare la ricerca e lo sviluppo tecnologico delle aziende italiane, promuovendo la digital transformation. L’applicazione di soluzioni IoT in ambito industriale è infatti finalizzata ad una gestione intelligente dei processi produttivi, risparmiando tempo e denaro e migliorando i servizi offerti. Per aumentare l’efficienza di queste (future) smart factory servono data engineering e piattaforme convergenti in grado di ottimizzare al massimo l’asset control di un’impresa. Sensori, persone, dispositivi, macchinari, progetti, metodi diventeranno pian piano un unico ecosistema interconnesso, in cui le decisioni verranno prese in modo migliore e più veloce grazie a piattaforme analitiche studiate per offrire supporto all’attività umana.

Questi modelli data-driven garantiscono la tracciabilità degli impianti industriali, ma anche di veicoli, di prodotti di largo consumo e via dicendo. Questo è reso possibile grazie ad avanzati sistemi di codifica basati sul cosiddetto Digital Twin, l’alter ego digitale di un qualsiasi oggetto. I gemelli digitali includono informazioni, processi ed analisi che creano valore aggiunto alla loro copia nel mondo reale. Senza contare che possono comunicare tra di loro, compiere analisi predittive e prendere decisioni in modo autonomo, attraverso l’intelligenza artificiale e il machine learning.

L’apprendimento autonomo si basa sullo studio delle reti neurali, il riconoscimento di pattern a partire da un database di informazioni e sulla statistica computazionale. L’evoluzione di un futuro ormai prossimo prevede un sistema sempre più costumer centrico in cui prodotti e servizi dovranno interfacciarmi con entità digitali ampie e diffuse (gli alter ego virtuali delle persone ad esempio) portando i processi industriali a svilupparsi secondo nuovi modelli. L’implementazione di piattaforme collaborative nasce dalla previsione degli analisti che stimano, entro il 2020, che il 95% dei dispositivi esistenti sarà integrato nell’Internet of Things.

Oggi ci sono cose che non esisterebbero senza l’intelligenza artificiale, ma esistono anche tante cose non intelligenti che lo possono diventare se integrate con le giuste applicazioni. Tanto per farci un’idea, alcuni esempi concreti e già esistenti sono il muletto robot nella logistica, il tombino tecnologico anti-terrorismo, il veicolo agricolo autonomo, i droni in ambito militare, i dispositivi medicali intelligenti e in generale gli wearable device. “Mentre le cose intelligenti proliferano, è in arrivo un’ondata di cose intelligenti collaborative. Il passaggio è emblematico: in questo modello infatti, più dispositivi saranno in grado di lavorare insieme, in modo indipendente o con l’ausilio umano” ha affermato David W. Cearley, Research Vice President Gartner Research Group.

Va da sé che nei prossimi anni si andranno a sviluppare applicazioni e servizi utilizzando i paradigmi dell’AI. Si darà quindi valore aggiunto ai modelli di business integrandoli con app per garantire esperienze utente avanzate tramite le logiche di Service Design, la progettazione delle interazioni tra uomo e macchina. In questo senso, la chiave dello sviluppo non è di vedere l’automazione come un modo di sostituire le persone, ma come un mezzo per aumentare le capacità umane.